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http://www.repubblica.it/esteri/2012/11/25/foto/di_chi_sono_queste_foto_la_memoria_ritrovata_dopo_l_uragano_sandy-47383716/1/?ref=HRESS-10

La notizia a cui il link rimanda mi ha fatto pensare che la razza umana continua ad esistere, dopo qualche migliaio di anni, perchè sono sempre esistite persone come la protagonista di questa storia. Jeannette Van Houten, sconosciuta prima, sconosciuta poi ma capace di un’idea prima e di un comportamento poi, che hanno dell’incredibile. Ha ripescato solo oggetti, in fondo. Che però, in fondo, sono oggetti. E proprio per questo hanno valore. A volte, è una mia impressione, ci confondiamo e generalizziamo: a volte, l’attaccamento ad un oggetto viene scambiato per leggerezza o, più in là, per materialismo (non in senso filosofico, ma in senso comune, consumistico). L’ultima volta parlavo di Gozzano e delle derise “buone cose di pessimo gusto”. Sta tutta qui la differenza. Il consumismo accumula cataste di oggetti senza storia. Cosa significa? Significa che non c’è alcun filo che li lega se non la tracciabilità elettronica del pagamento effettuato col bancomat. Entrare nelle soffitte dis-abitate dagli amici di Gozzano è come entrare nel caos del rigattiere, che si premura di raccogliere, accatastare e, in caso, rivendere. Jeannette invece raccoglie oggetti che hanno un significato, per qualcuno, perchè lei crede che dietro ci sia una narrazione che dev’essere fatta e detta nuovamente, nell’animo, con le parole perdute della memoria che però la memoria sarà capace di recuperare. Grazie a quell’oggetto, che la schiuma dell’acqua non ha distrutto, complice anch’essa dunque di questa doppia salvazione. Dell’oggetto in sè, da una parte, e di chi in quell’oggetto ha investito, perchè senza memoria l’uomo non esisterebbe e si ritroverebbe come il barone di Munchausen, ad inventare storie su se stesso pur di poter dire “io c’ero”.

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