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Conforto[con-fòr-to] s.m. (pl. -ti)

Hai sentito anche tu molti dire

che la terra è nuda, che il cielo è terso

ma che verso sera s’imbruna?

Che la vita, dura, è tempo perso

se si guarda al distrarsi della luna?

Tanto ella occhieggia come allietata

dalle umane vicende degli umani

e in questo è come i cani

fedeli alla casa, alla propria staccionata.

Io ti ho voluto dire

che le anime avverse, vittime di contese

sono mattonelle stese

messe ad asciugare e dopo a fare muro

tra il mondo e le nostre cose

e queste mettere al sicuro.

Se penso a questo

penso alla paura che ti manchi il mondo

un giorno, da sotto i piedi

e cadendo oltre la terra senza fondo

tu finisca dove è quello che non vedi.

Per questo scrivo:

per tenere tutto unito.

E quello che hai sentito

è il filo di chi teme

perché è rinchiuso, vivo,

nel labirinto di ciò che viene insieme.

 

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