Tag

, , , , , , ,

Aforisma [a-fo-rì-sma] s.m. (pl. -smi)

O insensata cura de’ mortali,

quanto son difettivi silogismi

quei che ti fanno in basso batter l’ali!

Chi dietro a iura, e chi ad amforismi

sen giva, e chi seguendo sacerdozio,

e chi regnar per forza o per sofismi,

e chi rubare, e chi civil negozio,

chi nel diletto de la carne involto

s’affaticava e chi si dava a l’ozio,

quando, da tutte queste cose sciolto,

con Beatrice m’era suso in cielo

cotanto gloriosamente accolto.

[Dante, Par., XI, 1-12]

Io lo so, va così: ci affascinano cose del tipo:

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

Ci affascinano perchè è proprio roba buona. Innegabilmente. La leggi o la senti dire e pensi: ecco! È proprio così! Immagina: stai ore ascoltando una compilation di spotify intitolata “In the arms of a woman”, o “Endless love” o cose così e ti sembra di non poter uscire mai più nella vita da questo tunnel costruito da brokenhearts, da honey, da babe, da cry, sommerso nel miele che sgorga dalle casse ed incapace di trarne sostentamento e forza, con movimenti sempre più lenti a causa della melassa che ti appiccica e dello struggimento che ti fiacca. E chiuso nella tua cameretta, un tempo asilo di giovanili rivolte, covo di amici altrettanto brufolosi ed olezzanti, ed ora invece tempio di uno sfinente male di vivere ecco, d’improvviso, una voce inaspettata di un augure venuto da chissà dove dice:

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

E tutto si fa chiaro. Limpido. Cristallino. Ecco la causa del mio male, pensi, ecco da dove viene tutto questo e, soprattutto, ecco perchè dopo anni di Clash riesco ad ascoltare Ramazzotti.

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

Va così, perchè quella frase, ripeto, è roba buona. E tu corri al pc e su google la digiti per capire chi cavolo sia l’autore capace di concentrare tanta verità in così poche parole; mezza riga in grado di svelare ore di incompreso patimento.

Pascal.

E poco conta che tu non l’abbia mai sentito prima o che il suo nome ricordi vagamente quello di uno che qualche professore al liceo aveva nominato, e che era tipo un prete che scommetteva o cose del genere. Conta poco perchè:

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

E basta. Non serve altro. Non c’è da capire, l’amore. C’è solo da viverlo, c’è solo da “esisterlo”. E se qualcuno ti guarda come ad un decerebrato, se le tue azioni sembrano regolate dal getto dei dadi di un epilettico, se i tuoi genitori chiamano preoccupati una lontana zia, suora, o un cugino di secondo grado, medico, tu te ne fai gaudenti beffe ed anzi riservi loro lo sguardo di pacata commiserazione che meritano – gli ignavi – perchè non sanno che

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

Frasi simili vincono,  lo ripeto, perchè sono tutte roba buona e in quanto tali subiscono il medesimo destino, quello di essere citate a destra e a manca.

A sproposito.

Questo perchè si trattano certe frasi come se fossero nate in se stesse concluse, slegate da un contesto; in altre parole i trattano come un aforisma (o aforismo), quando invece sono, più correttamente, “citazione”. Dire che la frase di Pascal è un aforisma, sarebbe come dire che lo è: “C’era una volta un principe che voleva sposare una principessa, ma doveva essere una vera principessa”.[1]

Come si fa a capire se una frase è citata a sproposito? Due sono le strade comunemente praticate dallo zelante studioso:

baci1)      Si verifica se è finita nel foglietto interno dei baci perugina;

2)      Si va a leggere la frase nel contesto da cui è stata estrapolata.

Nel nostro esempio, anche a costo di rigettarci su spotify, Pascal stava parlando dell’unico amore di cui gli premesse dire qualcosa, quello riservato a Dio, e che accade naturalmente, senza necessità di ragionamento[2].

Innamorarsi è un evento che ci cade addosso perchè l’essere umano è sempre alla ricerca di qualcosa, e lo fa immerso nel paradosso di chi cerca: se sapessi cos’è, l’avrei, ma non so cos’è e dunque come lo riconoscerò?

diotimaL’innamoramento accade. E’ quello che pende dalle labbra di Diotima nel Simposio di Platone e precede l’irrompere distruttivo, ebbro ed aberrante di Alcibiade il bello. Diotima configura Eros come un daimon, un essere intermedio tra un Dio e l’Uomo, un essere figlio di Poros e Penia, Ingegno (Abbondanza) e Povertà, un essere non sapiente e non ignorante, simbolo della corretta opinione la quale non è scienza, perchè chi la professa non è in grado di darne ragione, ma neppure ignoranza perché s’imbatte in ciò che è.

Platone, altrove, dice delle opinioni corrette che sono pericolose per due motivi: perchè dipendono sempre dagli altri, cioè da chi possiede la verità e può dunque decidere il valore di correttezza di tali opinioni; e perchè tendono a volare via, se non vengono legate strettamente.

Anche le opinioni vere, finché permangono, sono una bella ricchezza, capace di realizzare tutto il bene possibile; solo che non acconsentono a rimanere per lungo tempo, e fuggono via dall’anima umana, per cui non hanno un gran significato, a meno che non s’incatenino con un ragionamento fondato sulla causalità. Ma proprio in questo, compagno Menone, consiste l’anamnesis, quella reminiscenza su cui sopra ci siamo accordati. Se collegate, esse dapprima divengono epistemai e, quindi, cognizioni stabili. Ecco perché la scienza vale più dell’opinione corretta: la differenza tra episteme e opinione corretta sta, appunto, nel collegamento. (Menone, 98a)

Ecco, prendere l’innamoramento per amore è come prendere un aforisma per citazione. E’ come basarsi su un’opinione corretta, priva di collegamento. Si rischia di avere una bella ricchezza, che non è destinata a rimanere perchè non si èin grado di capire quello che viene detto. L’amore, d’altronde, è una storia in cui ogni cosa trova sostanza e fondamento.

[1] Hans Christian Andersen, La principessa sul pisello

[2]«Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo vediamo in mille cose. Io affermo che il cuore ama naturalmente l’essere universale, e se stesso naturalmente, secondo se si volge verso l’uno o verso l’altro, o se si indurisce contro l’uno o contro l’altro, a propria scelta. Avete respinto l’uno e conservato l’altro: amate voi stessi per ragione?

È il cuore che sente Dio, e non la ragione. Ecco che cos’è la fede: Dio sensibile al cuore, e non alla ragione.

La fede è un dono di Dio: non pensiate che diciamo che è un dono del ragionamento. Le altre religioni non dicono questo della loro fede: offrivano, per arrivarci, soltanto il ragionamento, il quale però non ci conduce.

Quanta lontananza c’è tra conoscere Dio e amarlo!», Pascal, Pensieri

Annunci