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Il sdo (sapiente da ombre) vive una vita non sua. Più precisamente non vive una vita sua, che individua nella tua. Eh sì, sembra un arzigogolo, ma è semplice: lui sa cosa tu sibilla_cumanadovresti (qui noblesse oblige, ché in realtà, nella sua testa, è: devi) fare quando fai quello che fai. Seguono conisgli che spesso paiono intimidazioni, altre volte frasi a dir poco banali ma proferite in un modo che nemmeno la Sibilla Cumana poteva vantare, col fare di chi butta nella borsa di cuoio dell’elemosina domenicale centesimi di rame come fossero fogli da cento euro. E, che è peggio, convinto che siano proprio fogli da cento euro, pregustando con un ghigno lo stupore sacerdotale nello scoprire l’inaspettato tesoro.

E tutto questo accade per un motivo semplicissimo, di logica proposizionale: il sdo può (meglio dire: ha l’obbligo morale di) dirti cosa fare e come farlo perchè tu stai facendo un lavoro per cui lui è nato. Il fatto che nella realtà (quella nella quale, per dire, “i sogni muoiono all’alba”, quella in cui “le chiacchiere stanno a zero”, etc.) lui faccia altro, più o meno bene, e soprattutto stia appoggiato al bancone per molto tempo con un bicchiere in mano, è dovuto a elementi accessori, ad accidenti che non minano e neppure scalfiscono la sostanza delle cose e cioè, ripeto, che lui è nato per fare quello che stai facendo tu. Ne consegue che:

  1. Sei un usurpatore di vita e di lavoro;
  2. Dovresti essere denunciato

Ma anche che:

  1. La fortuna ti ha detto bene;
  2. Ascolta quello che ti consiglia gratuitamente il sdo e tutto andrà bene

Ed è così, magra consolazione. l’Italia, nata dalla presunzione di uno, vivacchia sulle presunzioni dei suoi figli: di saper governare, di dover essere perdonati, di non avere responsabilità, di conoscere la formazione ideale da schierare, di non aver bisogno di leggere, di poter mettere al mondo esseri umani senza preoccuparsi di educarli.

E che ci vuole?

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